3 viaggi 3 esperienze

Tre viaggi, tre destinazioni, tre esperienze, che forse hanno in comune l’urgenza di vivere e la necessità di raccontare.

Quando un viaggio inizia perché non puoi farne a meno, allora trovi il modo di organizzare i tuoi impegni, chiedi aiuto ad amici e parenti, fissi la partenza. Quello che accadrà una volta partito non lo sai. Sai che quando tornerai sarai diverso, più ricco e sentirai il bisogno di condividere quanto hai vissuto.

Ed è proprio dalle storie di Massimo, Umberto e Marco che nasce “3 viaggi 3 esperienze”, la terza pubblicazione editoriale del Faro Teatrale.

Insieme all’ associazione il Sole, il ricavato è interamente devoluto per l’adozione a distanza di un bambino.
Premessa

“Non era Natale e nemmeno il mio compleanno, eppure un mio caro amico, in un giorno di sole, si presenta davanti a me con in mano un libro spacchettato e mi dice – È bellissimo. È il diario di uno che molla tutto e parte con la sua vespa in giro per il mondo. – Solite frasi di circostanza – Grazie non dovevi, figurati è un pensiero – e poi guardo la copertina e leggo il titolo. In vespa di Giorgio Bettinelli. Non lo conosco, ma subito m’incuriosisce. Sarà per la foto in copertina. Una vespa, piena zeppa di adesivi, messa in posa su una strada sabbiosa e con una valigia di pelle marrone fissata sul davanti con cinghie elastiche colorate. Quando il mio occhio è caduto su quelle cinghie mi si è aperto uno strano sorriso sul viso e sono tornato indietro nel tempo, a quando ero piccolo e mio padre avvolgeva i bagagli sul portapacchi della vecchia Volvo. Io e i miei fratelli giocavamo sempre con quegli elastici e mia madre ci diceva sempre di stare attenti che erano pericolosi. In effetti alla fine c’erano degli uncini di ferro. – Vi porterete via un occhio, – diceva mia madre. E noi a bocca aperta con gli occhi sgranati, piccoli sognatori che non eravamo altro, immaginavamo un occhio penzolante su quegli uncini. Ah, beata infanzia, scrigno segreto di ricordi, tempo lontano in cui l’anima non era ancora viziata dalla vita e i pensieri libravano leggeri nel cielo senza nuvole, portati dal vento fresco della fantasia. È bizzarro come un piccolo particolare di una foto basti a riportare indietro nel tempo. I collegamenti certe volte avvengono proprio così. È un attimo, basta un minimo sguardo, un profumo, un suono, un sapore e la sensazione d’improvviso aziona la macchina del tempo che, come per incanto, ti catapulta nel passato. In un soffio. I giorni caldi dell’estate mi accompagnavano nella lettura del diario del viaggiatore solitario sulla sua vespa. Un viaggio quasi infinito da Roma a Saigon. Leggendolo mi sono trovato più volte immerso nella vicenda tanto che mi sembrava di essere seduto sulla vespa dietro a Giorgio, ormai eravamo diventati amici, e con le mani mi aggrappavo a lui mentre i miei occhi contemplavano il meraviglioso paesaggio orientale. La potenza dei diari è proprio questa. Ci sono dei punti in cui si è immersi così tanto nella storia che sembra di viverla accanto al protagonista. Ricordo ancora, a distanza di anni, mentre ero intento a leggere Il diario di Anna Frank, che a volte mi sentivo proprio nascosto nell’alloggio segreto insieme ad Anna. Alcune volte ero seduto a tavola con i suoi genitori, altre ancora mi sorprendevo a pelare patate con lei o mi trovavo nella sua stanza in compagnia del Dottor Russel. Per non parlare delle ultime pagine, quando la tristezza non riusciva a trovare spazio dentro me, tanto ero immerso nella lettura. E poi la fine. Quel mistero che avvolgeva le pagine bianche quando le parole di Anna non mi accompagnavano più. Quel silenzio che, come una lama sottile, si ficcava nella mia carne e nel dolore potevo immaginare l’irruzione degli uomini della Polizei e gli urli e infine le lacrime silenti. E poi ancora lo sferragliare del treno e l’arrivo a Bergen Belsen, nel campo di concentramento. Mi sembra di vedere lo sguardo di Anna, la bocca socchiusa e il sangue che raggela nelle vene alla vista di tanti fantasmi. E in pochissimo tempo la morte se l’è portata con sé. E io che immaginavo quegli ultimi giorni di terrore e paura, di stanchezza e malattie, di silenzio e morte. La potenza di un diario è anche quella di fare volare oltre la storia e dar vita anche al dopo. Quelle pagine bianche alla fine del diario di Anna Frank erano più potenti di tutto il libro. Faticavo a farmene una ragione. Ero stato accanto a lei per due anni, tanto era la durata del suo diario, e in un attimo, nell’arco di cinque mesi, veloci come lampi, tutto finito. Anna non esisteva più. Ricordo che ero deluso e sconsolato con il diario in mano, eppure dovevo riporre quel libro insieme agli altri, nella libreria. Una storia fra tante storie, ma quella era vera. I diari sono esperienze di vita vissuta e forse è proprio questo che non dà scampo. Non esiste la scappatoia del – tanto è una storia inventata, forse non è vero e via dicendo. Nel profondo si percepisce che quelle parole sono stralci di vita vissuta e non si può fare altro che credervi. Senza rendersene conto il credere si trasforma in vivere e l’esperienza del protagonista, come uno strano intruglio fumante da laboratorio, si diluisce con l’esperienza del lettore e nel suo diluire si nasconde il miracoloso passaggio di consegne. Dopo questa preziosa divagazione vorrei tornare al mio caro amico che, forse senza saperlo, ha fatto sì che voi, fedeli lettori, abbiate in mano questo libro. Infatti è proprio per quel dono, pensiero che si trasforma in gesto e azione, che mi è balenata l’idea di farvi diventare complici confidenziali di tre esperienze. Potrei scrivere per ore della bellezza, del potere e della grossa responsabilità che si nasconde nella “risonanza” di parole e azioni, ma preferisco lasciarvi sprofondare, come in un dolce sonno, in questi tre viaggi, in queste tre esperienze. Ci tenevo a specificare che i diari che andrete a leggere, non sono stati scritti col pensiero di una futura pubblicazione, bensì per la pura gioia di immortalare su carta un’esperienza importante del nostro cammino. Vi invito quindi ad apprezzarne la spontaneità e l’immediatezza della scrittura e a perdonare eventuali mancanze stilistiche e linguistiche.” - Massimo

   Chi fosse interessato ad acquistare il libro può inviare una mail a scuola@faroteatrale.it    

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